sabato 31 marzo 2012

Curiamoci con la posizione del triangolo.

www.yogajournal.it




Nell’Hatha yoga questa posizione è generalmente chiamata “cane”. Yogi Bhajan le ha attribuito il nome di “triangolo” per la somiglianza che il corpo assume con un triangolo. È un’asana è fondamentale perché ci rivela le nostre limitazioni. Nello yoga Kundalini è considerata un potente anti-stress perché agisce sul sistema nervoso e lavora sull’aura.

Proviamola subito! Dalla posizione della mucca (carponi) puntate le dita dei piedi a terra e sollevate le ginocchia tenendovi su mani e piedi con le gambe tese. In questa posizione cercate di spingere i talloni a terra ed i fianchi in alto fino a che la parte superiore del corpo, le spalle e le braccia formino una linea dritta ed un angolo di 90° con le gambe. Gli occhi sono chiusi e guardano al terzo occhio.

Possiamo cominciare tenendo la posizione per un minuto, per poi incrementare pian piano. Nei kriya solitamente di associa al respiro lungo, lento e profondo e la durata può variare dai 3 minuti in sù. 

I punti di ancoraggio per mantenere la posizione correttamente, bilanciando sforzo e rilassamento, sono:
  • la distribuzione del peso equamente su braccia e gambe;
  • le mani completamente a terra, evitando di far gravare il peso su una sola parte della mano;
  • i talloni a terra e le gambe dritte;
  • la rotazione delle spalle, immaginate di fa sì che le ascelle si guardino.
Le asana migliorano lo stato di salute psicofisica. Se la postura viene eseguita in maniera corretta e bilanciata aiuta a sviluppare contemporaneamente: forza, flessibilità, allineamento strutturale, giusto funzionamento, stabilità mentale. Cinque elementi fondamentali per poter godere appieno della vita.

Oggi si parla sempre più di benessere pisco-fisico anche qua in occidente. Ci si è resi conto che per avere una buona salute non basta avere un corpo sano. Occorre anche una mente sana.  Personalmente credo fortemente che un approccio olistico debba permeare tutte le discipline  e gli attori che si occupano del benessere: dalla medicina, al centro estetico, passando per il dietologo.
E credo che questa sia la direzione in cui stiamo si sta andando.

venerdì 30 marzo 2012

Sveglia! E' l'ora della Sadhana! (alcune "dritte")


Leggendo “The Aquarian Teacher” sono rimasta colpita da alcuni suggerimenti per la Sadhana. A primo impatto potrebbero sembrare scontati ed invece sono di grande aiuto. Perché è di aiuto che si necessita quando si decide di cominciare a fare una Sadhana. Che sia quella acquariana di due ore e mezza, o una che ci ha dato il nostro insegnante (o che ci siamo creati!) più breve non importa.

Recentemente in un libro sulla meditazione sono rimasta colpita da una frase: “l’importante è cominciare e continuare”.  Una volta cominciato, ci si trova periodicamente davanti allo scoglio del continuare, perché la mente può essere diabolica ed inventare delle scuse così convincenti in grado di far vacillare anche la motivazione più forte.

Non solo. Credo che sia inoltre importante un giusto sforzo (sì, come il “Retto Sforzo” del Nobile Ottuplice Sentiero Buddhista). Non basta sedersi sul cuscino e fare gli esercizi distrattamente mentre si sta ancora sognando. Se si decide di anticipare la sveglia del mattino ci deve essere anche un certo tipo di impegno. Certo questo può variare tra un giorno e l’altro, ma è necessario.

Ed è qua che intervengono le dritte di Yogi Bhajan:

1) svegliarsi delicatamente facendo alcuni brevi esercizi  nel letto: almeno lo stiramento del gatto e la stretch pose (un minuto può bastare);
2) fare una doccia fredda, o fredda e poi calda massaggiando tutto il corpo: per risvegliare il corpo stimolando la circolazione;
3) indossare dei capi puliti ed ordinati da utilizzare solo per la Sadhana di tessuti naturali come lana, cotone o seta;
4) scegliere un luogo adatto e mantenerlo nel tempo: l’ambiente ha un potente effetto sulla facilità di entrare in meditazione (colori, suoni, storia di una stanza si registrano anch’esse nella nostra consapevolezza);
5) sedersi su una pelle di animale o su un tappeto di lana: per isolare il campo elettromagnetico;

Tutti questi accorgimenti allertano la mente su ciò che sta per compiersi e la aiutano a diventare più cooperativa. Gli indumenti, il tappetino ed un eventuale scialle per la meditazione durante la pratica assorbiranno le vibrazioni della Sadhana. Il solo fatto di indossarle ci aiuterà.

mercoledì 28 marzo 2012

I nostri veleni quotidiani.


Il bio e l’eco-compatibile si fanno sempre più strada anche nella grande distribuzione, sintomo di una nova coscienza personale e collettiva. Come dicono gli esperti di marketing, la fetta di mercato è in crescita e ciò giustifica l’immissione nel mercato di nuovi prodotti. Ad oggi si tratta ancora di prodotti di “nicchia”, ma che stanno investendo i generi più vari.

Mi trovavo a scegliere un deodorante, scelta già di per sé poco yogica (l’ascella è sede di linfonodi e scarico di tossine e non si dovrebbe influire minimente sulla sua attività), e mi sono trovata davanti agli occhi una comunissima marca con una nuova veste. Il tappo verde, l’indicazione “purezza naturale”, la dicitura “senza sali di alluminio”.

Il primo pensiero che ho avuto è stato quello di domandarmi con quale faccia il brand in questione ci propone un deodorante con una formula più naturale e che non contiene elementi nocivi. E gli altri deodoranti che produce e che ci siamo messi addosso giorno dopo giorno dalla pubertà ad oggi? Ovviamente immaginavo che ci fossero componenti nocivi, come per quasi tutti i prodotti acquistabili al supermercato. 

Il secondo pensiero è stato un detto di un grande maestro tibetano che mio fratello mi ha proposto in varie occasioni: E' piacevole grattarsi quando si ha un prurito, ma sarebbe meglio non averlo affatto”. Riferito al nostro caro deodorante intendo dire che forse certe cose è meglio non saperle per niente. La tradizione buddhista dice che abbiamo una mente-scimmia. Forse sarebbe meglio non darle in pasto altri elementi su cui impazzire.

Provare ad eliminare le tossine dal nostro corpo è diventato difficile come provare ad uscire dal Samsara e raggiungere l’Illuminazione in occidente. Se io fossi a buon punto non sarei qua a scrivere, e forse voi non sareste là a leggere questo blog. Ma non per questo occorre demordere. Il cammino è lungo, ed averlo intrapreso è già un grandissimo passo. L’importante è continuare. E riguardo alle tossine, si farà quel che si può. 


donnamoderna.it

martedì 27 marzo 2012

Chiariamo le cose: le differenze tra yoga e pilates.


Sfogliando una delle tante riviste in commercio che trattano il tema “benessere”, mi ha incuriosito un articolo sul metodo Pilates. Nell'ultimo decennio è diventata una moda, grazie soprattutto al fatto che tanti personaggi noti (una su tutti Madonna) ne sono stati conquistati. 

Il Pilates nasce una settantina di anni fa grazie a Joseph Pilates. Nato in Germania nel 1880, Joseph diventa uno sportivo, nonostante in giovanissima età fosse affetto da rachitismo. Durante la prima guerra mondiale inizia a insegnare negli ospedali affinché i pazienti, seppur costretti a letto, non perdessero tono muscolare. Nella seconda metà degli anni ‘20 si trasferisce a New York, dove apre uno studio ed allena con straordinari risultati alcuni ballerini professionisti.

Il metodo ha la peculiarità di lavorare  non solo sul rafforzamento armonico del corpo, ma anche sul suo controllo. Il tentativo è infatti quello di insegnare una serie di esercizi per migliorare la salute, correggere posture errate e ristabilire vigore fisico, ma anche per guidare la mente. 

Il confronto con lo yoga non nasce quindi solo dall’utilizzo di alcune posture dello yoga, ma anche dal voler indirizzare la mente e controllare il corpo. In realtà si tratta di ambiti molto diversi tra loro. Vi elenco le principali differenze:



Pilates:
Yoga:
è un allenamento
è un percorso, una guida, uno stile di vita
gli obiettivi dell'allenamento sono da ricercarsi sul piano fisico
gli obiettivi sono innanzitutto sul piano spirituale
non dispone di alcun esercizio di respirazione
dispone di molti tipi di pranayama per altrettanti scopi
si usano alcuni attrezzi (palla, disco, cerchio)
solo nell'Ivengar Yoga vengono utilizzati alcuni attrezzi (mattoncino, cinte, corde)
descrizione degli esercizi in inglese
descrizione degli esercizi in sanscrito
ha 6 principi definiti: respirazione, baricentro, precisione, concentrazione. La mente deve focalizzarsi su quello che accade nel corpo ed avere controllo dei muscoli
gli asana non hanno principi definiti, ma istruzioni sull'esecuzione
negli esercizi vengono impiegati speciali concetti relativi al corpo: la power house, la posizione neutra, ecc
nello yoga non esistono simili concetti




Anche se è scorretto a priori parlare di obiettivi, in tanti approdano allo yoga per scopi fisici. Si rendono presto conto che non si pratica yoga per un fisico tonico ed elastico, ma lo si fa per vivere in armonia e permettere al nostro corpo, la nostra mente e la nostra anima di convivere in maniera armoniosa. Questo è lo scopo finale dello yoga. Un percorso di ricongiunzione in cui si scopre di non essere entità separate dal creato.



lunedì 26 marzo 2012

Come usare lo zenzero in modo facile e veloce.


Oggi mi voglio soffermare sulle qualità terapeutiche dello zenzero. Questa spezia, sconosciuta ai più, è ormai facilmente reperibile anche nelle maggiori catene di supermercati.

Secco, in polvere o fresco in radice, lo zenzero è considerato il miglior rimedio per aiutare digestione ed intestino irritabile. Sono entrambi sintomi molto diffusi al giorno d’oggi perché collegati ad un’errata e frettolosa alimentazione, ma anche agli stati mentali di stress che influiscono negativamente su tutto il tratto gastrointestinale.

Lo zenzero può essere consumato in vari modi, ve ne indico alcuni facili e veloci così da poter essere messi subito in pratica:


1) decotto allo zenzero: bollire in un pentolino dell’acqua con lo zenzero (radice o polvere) fino a che non sia evaporato un quarto dell’acqua. Filtrando l’acqua si ottiene così un ottimo decotto e per ottenerne i maggiori benefici, andrebbe bevuto dopo i pasti per stimolare la digestione.

2) thè con lo zenzero: bollire due fettine di radice in una tazza di acqua per due minuti   Come aroma in cucina.

3) come condimento dei nostri piatti: sia la polvere che la radice possono essere aggiunte a piatti di verdure,  al riso, o anche nella preparazione di torte e biscotti.


Non vi resta che acquistare dello zenzero per scoprirne il gusto insolito ed al tempo stesso rinfrescante e delizioso. Personalmente adoro il decotto, ed il the allo zenzero. Sui cibi è abbastanza insolito, ma dopo aver sperimentato gli accostamenti migliori, non potremmo più farne a meno. E soprattutto “addio fastidiosi gonfiori!” (e non si tratta della famosa pubblicità di un ingannevole prodotto).  

sabato 24 marzo 2012

Tantra Yoga Bianco: ho trovato le parole.


A distanza di quasi una settimana  mi sento di fare alcune considerazioni sul Tantra Yoga Bianco. La cosa più difficile nei giorni successivi è stata proprio quella di trovare delle parole adatte a descrivere uno stato mentale e fisico che sarebbe davvero riduttivo definire “meditativo”.

Le parole mi sono uscite di bocca in maniera fluida e naturale quando mi è stato chiesto per la prima volta da una persona realmente interessata che cosa avessi provato durante quella giornata.

C’era qualcosa di diverso dallo stato mentale che si può raggiungere durante una meditazione concentrata ed attenta. La sensazione era quella di essere parte di un qualcosa di più grande, oltre che del gruppo. Quando cominciava una meditazione e stringevo le mani della persona che avevo davanti, era come se prendessi contatto anche con le persone accanto, con l’intera fila di cui facevo parte, con tutta la sala.

Questo vortice di energia in cui mi sono ritrovata trascinava non solo il mio corpo, ma anche la mia mente. Così il tempo sembrava essersi fermato e una sensazione di eterno presente si faceva spazio. La mente era concentrata, pochi i pensieri che affioravano. Uno stato di grazia mi ha permeato fin dentro l’anima.

Non so cosa abbiano provato le oltre 200 persone che erano con me quella domenica 18 marzo, ma mi piacerebbe che questo post arrivasse loro (oltre tutti coloro che non erano presenti e che ora ne sono incuriositi) e che mi lasciassero dei commenti.

L’importante ora è prendere atto del fatto che quell'esperienza è irripetibile, e che non è stata né bella né brutta. Semplicemente “è stata”. E non deve diventare anch’essa un attaccamento



venerdì 23 marzo 2012

Meditare per (soprav)vivere nell'Era dell'Acquario.



L’11 novembre 2011 abbiamo assistito al passaggio dall’Era dei Pesci all’Era dell'Acquario. La svolta secondo Yogi Bhajan è epocale.

Quella dei Pesci è stata l’era della scienza e del progresso. Un’era focalizzata sul fare, sul produrre, sull’acquisire. Imparare, crescere e diventare “qualcuno” sono stati obiettivi fondamentali dell’uomo.

Oggi ci si confronta invece con la sensazione di avere tutto a portata di mano. Con un click possiamo accedere alla conoscenza, in qualsiasi luogo, in qualsiasi momento, a qualsiasi ora. Velocità ed efficienza sono le parole chiave con cui affrontare le nostre giornate. Assistiamo inoltre a repentini cambiamenti climatici a cui la natura risponde in modi anche molto violenti. Anche il nostro corpo si deve adattare a tutto questo. 

Il rischio “nevrosi” di massa è davvero altissimo e dimostrato dal fatto che patologie come ansia e depressione sono in continuo aumento, così come l’uso improprio di rimedi farmacologici per sopperire a carenze del nostro sé. Se soffri di ansia, ti bastano 10 gocce per stare bene. Ma così non solo non ci si cura: si creano ulteriori dipendenze.

Con questi ritmi e questa mole di informazioni che ci sommerge ogni giorno diventa fondamentale ricostruirsi un centro. Non a caso le pratiche e le terapie spirituali sono in continuo aumento. Stiamo progressivamente andando verso un modello in cui sarà vitale praticare la meditazione, pena la follia.

Ed io mi immagino un futuro in cui mio nipote a scuola frequenterà l’ora della meditazione.




giovedì 22 marzo 2012

Un rimedio ayurvedico per le articolazioni: il latte d'oro.



Vi posto una ricetta ayurvedica che mi ha dato la mia insegnante di yoga per preparare il mio corpo ad affrontare un’intera giornata nel mezzo loto. Si tratta di una ricetta classica di guarigione per le articolazioni (ginocchia e fianchi in particolare).

L’ingrediente fondamentale è la curcuma, che oltre ad essere notoriamente consigliata per il benessere gastrointestinale, è molto efficace per aiutare le nostre “giunture” ad essere elastiche e flessibili.  Questa spezia quasi sconosciuta in occidente è chiamata “il curatore dell'interno„ in Ayurveda. È un purificatore del sangue, famoso anche per la proprietà benefiche per gli organi riproduttivi femminili e nella prevenzione dei tumori.

Ingredienti:
  • Curcuma 1/8 cucchiaino
  • Acqua ¼ tazza
  • Latte (soia o mucca) 250 ml
  • Olio (mandorle o girasole) 2 cucchiai
  • miele a piacere
Preparazione: 
Bollire la curcuma in acqua fino a formare una pasta spessa. Nel frattempo portare ad ebollizione il latte con l'olio. Appena bolle togliere dal fuoco e aggiungere la curcuma, mescolare e dolcificare a piacere.
È possibile conservare la pasta di curcuma fino a 40 giorni in frigorifero.





Pare che il sapore sia decisamente piacevole, quindi tutti ai fornelli per sperimentare questa ricetta. In natura ci sostanze benefiche ormai dimenticate, curiamoci con il cibo!

mercoledì 21 marzo 2012

Un week-end all'insegna dello Yogassisi.



Dal 23 al 25 marzo ad Assisi  ci sarà la seconda edizione di Yogassisi. Il titolo scelto è “L’era dell’Acquario: sostieni il cambiamento", proprio in virtù del recente passaggio dall’Era dei Pesci all’Era dell’Acquario. La location dell’evento sarà non a caso la splendida città di San Francesco, centro spirituale e potente convoglio di energie del centro Italia.

Quella appena entrata sarà l'Era della Consapevolezza: saremo inondati dalle informazioni e sarà sempre più importante avere una mente meditativa per permettere alla nostra psiche di non essere travolta perdendo il suo centro. In futuro, meditare e dirigere la mente sarà un obbligo, un requisito fondamentale per vivere.

Il programma, consultabile sul sito www.yogassisi.com, è davvero vario: si comincia la mattina con la sadhana dalle 5:00 alle 7:30, per poi proseguire la giornata tra conferenze e seminari, con la possibilità di prenotare trattamenti individuali, come un bel massaggio ayurvedico. Si potranno ovviamente provare vari tipi di yoga, tra cui yoga Kundalini, yoga Ashtanga e yoga Ananda.   

Un’esperienza da non perdere è sicuramente il Breath Walking sul Parco del Monte Subasio alle 10:30 alle 12:30 sia sabato 24 che domenica 25 marzo. Come si intuisce dal nome, il Breath Walking è una tecnica che associa la respirazione al movimento,  per potere unire la meditazione al quotidiano atto del camminare e del muoversi in generale. È fondamentale infatti cercare di inserire la pratica della meditazione nella nostra vita di tutti i giorni sperimentando tecniche che permettono di svincolarla dal nostro zafu (o semplicemente dal tappetino che dir si voglia).

Per partecipare agli eventi è possibile preregistrarsi sul sito, o tentare la fortuna in loco. I costi per accedere all’evento vanno dalla libera donazione, ai 50/55€ circa per l’accesso ai seminari di una delle sale e comprendono un pasto vegetariano a base di cibo biologico. Il Breath Walking viene invece 12€. Le iniziative si terranno a Palazzo Bernabei, in Via San Francesco ad Assisi e per qualsiasi dubbio o informazione contattate pure la segreteria dell’evento veloce e  disponibile a chiarire qualsiasi dubbio.

www.yogassisi.com
Buon week-end yogico a tutti!

martedì 20 marzo 2012

Perché tenere un diario sulla meditazione.


Oggi voglio parlarvi delle motivazioni per cui tenere un diario di meditazione. 

Scegliete un bel quaderno, un’agenda, o un block notes e cominciate oggi stesso. C’è anche chi predilige il formato elettronico, ma io consiglio vivamente di usare carta e penna come si faceva quando eravamo giovani adolescenti tormentati e tenevamo un  diario, o scrivevamo poesie.

Il diario di meditazione serve ad prendere nota di tutti i cambiamenti che la meditazione porta nella nostra vita e come ci approcciamo ad essa. Ci si scrive alla fine della nostra sessione di meditazione, cercando di sforzarci di farlo tutti i giorni. Annotiamo tempi, sensazioni, pensieri ricorrenti, flusso di energia percepito (o sua carenza)…insomma tutto quello che è successo durante la seduta di meditazione che secondo noi è degno di nota.

Io ho cominciato anche a annotare il cibo ingerito la sera prima, così da poter analizzare gli effetti dell’alimentazione sulla vibrazione energetica del corpo. Lo faccio perché voglio testare se la sensazione di leggerezza che ho provato eliminando la carne ha un reale riscontro sui miei flussi energetici. Quando sarà il momento, se arriverà, la eliminerò del tutto. Non lo voglio fare solo per una motivazione etica, ma spero di farlo anche per un benessere i cui effetti voglio testare personalmente. Non mi basta leggerli da qualche parte, voglio capire se vanno bene per me. 
  
Quale migliore occasione per analizzare il mio sistema corpo-mente-anima se non la pratica del mattino? Quando al risveglio faccio la mia sadhana, che consiste in una serie di esercizi per il risveglio della kundalini, per rafforzare il mio centro e una meditazione, ho l’opportunità  di osservare le reazioni di corpo e mente. E non c’è un punto di arrivo, ma sicuramente c’è un punto di partenza.

Grazie al diario di meditazione posso prenderne nota, così da avere uno strumento tutto personale di indagine nei meandri della conoscenza di me stessa. Fino a poco tempo fa vivevo distrattamente, senza dare ascolto ai segnali che mi dava il mio corpo. Ero assorbita totalmente dai miei turbinii mentali e non riuscivo neanche a dare importanza ad altro. Oggi non posso certo affermare che la mia mente si sia acquietata, ma sicuramente ha dei nuovi imput su cui lavorare. Per poi imparare un giorno a “disimparare” anche questo.

lunedì 19 marzo 2012

Terra chiama Kalyan: il post Tantra Yoga Bianco.





Eccomi qua, come ogni lunedì mattina vi scrivo dalla mia postazione in ufficio. Ma oggi non è un normale lunedì, perché ieri, 18 marzo 2012, ho partecipato alla mia prima giornata di Tantra Yoga Bianco a Roma. In questo post mi limiterò a parlarvi di cosa abbiamo fatto e poco altro, perché voglio lasciar sedimentare le prime impressioni e sensazioni per poi affrontarle più avanti.



Ieri alle 7:00 ero già al Summit Roma Hotel per la registrazione all’evento con il gruppo del mio centro yoga. Tutti rigorosamente in bianco, ci hanno fatto disporre in file perfette con il partner davanti ed intorno alle 10:00 abbiamo cominciato la prima meditazione. C'erano oltre 230 presenze.

La mattinata è trascorsa facendo 3 meditazioni da 62 minuti, di cui una suddivisa in due parti. Per lavorare sulla polarità della coppia (non necessariamente uomo-donna) abbiamo tenuto il partner per mano e ci siamo guardati negli occhi. Questo tipo di scambio di vibrazioni la particolare disposizione in file, avrebbero dovuto creare dei flussi di energia molto potenti che e lavorano sull'inconscio, rompendone i blocchi. Solamente in una meditazione eravamo per mano ma disposti di spalle l’uno con l’altro e con la schiena a contatto. Dopo aver recitato”Wahe Guru” e fischiettato “Rakhe Rakhanhaar”, abbiamo cantato una canzone in inglese con il ritornello in gurmukhi.

Dopo un’ora di pausa pranzo molto piacevole, abbiamo ripreso con le meditazioni e ne abbiamo fatte altre quattro: una da 62 minuti, due da 31 minuti ed un rilassamento profondo da 62 minuti al suono del meraviglioso mantra "Say Saraswati". In una abbiamo respirato soffiando con la bocca a forma di “O” sulle mani disposte come per ricevere qualcosa, poi abbiamo cantato “I am thine”. Successivamente abbiamo come battuto le mani mantenendo i polsi uniti per poi passare al lungo rilassamento.

Nonostante la giornata sia stata davvero lunga, e la posizione un po’ scomoda anche per i più convinti yogin, le meditazioni sono davvero volate. Ho subito perso la percezione del tempo e la mia mente è entrata in uno stato meditativo molto facilmente, cullata dalla forza del gruppo. Durante le meditazioni ci siamo ritrovati in un vortice di energia che ci  ha sostenuti e guidati durante tutta la giornata. Giornata che nel complesso è stata comunque abbastanza stancante ed oggi ho come una sensazione di testa leggera. Che sia un po’ di stanchezza, o che sia dovuto alla pulizia del subconscio spero di scoprirlo presto!

venerdì 16 marzo 2012

Rimedi yogici per il cambio di stagione: il Sat Kriya.

L’arrivo della bella stagione e del risveglio del corpo che rifiorisce dopo i bui mesi invernali per molti è un momento di debolezza, sonnolenza e acciacchi vari.  Anche io ne soffro, la cervicale mi da più fastidio del solito e dormirei come una tartaruga in letargo invece di godermi le giornate primaverili con pienezza e vitalità. Proprio per questo mi sono attivata nel cercare un rimedio yogico che fosse rapido e funzionale.


Il Sat Kriya è infatti un esercizio molto efficace ed alla portata di tutti. Per i principianti è consigliato cominciare con 3 minuti, per poi incrementare gradualmente la pratica. Anche la posizione ed il mudra sono accessibili a tutti (la spiegazione sul come fare la trovate nell’immagine di questo post).

Questa tecnica è molto potente e completa. È chiamata "kryia" perché è uno dei pochi esercizi che svolge da solo, senza essere praticato in combinazione con altri, un'azione completa sul sistema corpo-mente-anima.



Riesce a far fluire la nostra energia dai chakra inferiori a quelli superiori in maniera molto evidente. Applicando mulha bandha infatti si risveglia la kundalini alla base della spina vertebrale per farla fluire lungo tutta la colonna ed oltre. La sensazione di espansione arriva ad essere percepita come un esplosione che sobbalza fuori dal settimo chakra.



Sperimentate la tecnica e gli effetti sul vostro corpo e la vostra mente. E godetevi appieno il risveglio della natura e del vostro corpo, con maggiore energia, benessere e vitalità. Lo yoga è uno strumento per l’autoguarigione molto potente. 


mercoledì 14 marzo 2012

I calzini nel frigorifero ed altre ordinarie paranoie.

Durante l’ultimo modulo del Teacher Training 1 di yoga Kundalini abbiamo affrontato l’argomento “mente”.  Più precisamente l’insegnante ha preferito utilizzare la parola “cervello”, volendo sottolinearne fisicità e funzionamento.

Il cervello infatti è abilissimo nel registrare. Cosa? Beh tutto! È grazie a questa funzione che siamo in grado di guidare una macchina, come di ricordare un evento più o meno piacevole. Senza questa funzione in effetti alcune cose sarebbero terribilmente complicate: pensate se ogni volta che dovessimo chiudere una porta lo dovessimo imparare.

Allo stesso tempo però questa abitudine a registrare è anche la causa della nostra infelicità. Infatti se si pensa a come si imprima nella nostra mente tutto il nostro vissuto, appare subito chiaro come nascano i primi problemi. Innanzitutto per la nostra capacità di elaborazione ed astrazione delle cose, perché quando vediamo un oggetto, anche solo il più banale, non siamo capaci di percepirlo per quello che è. Un cappello bianco non sarà mai solo quello, ma ci evocherà un’infinità di pensieri cosci ed inconsci (“ce l’ha simile la mia mamma”, “il sole estivo”, e chi più ne ha più ne metta).

Oltre a tutto questo ciarlare della mente occorre però sapere quali sono le nostre modalità di associazione, perché se il cappello bianco ci evocasse solo il tepore estivo sarebbe davvero il minimo. Il problema maggiore risiede nel fatto che ci potremmo associare anche cose che non c’entrano nulla. Ed è qui che le cose si complicano perché al famigerato cappello in questione (sì, quello simile a quello che indossava nostra madre), noi potremmo associare la delusione per una storia finita.  Se non eravate a conoscenza di questa nostra abilità adesso starete sospirando e forse dando un (non-)senso ad un sacco di paranoie che avete.

Insomma è come se la nostra mente fosse un monolocale di 40 mq in cui regna il disordine più assoluto dove i calzini nella migliore delle ipotesi sono nel frigorifero! La cosa positiva è che possiamo mettere ordine in questo caos. Come? Meditando. Quindi non ci resta che rimboccarci le maniche e cominciare (o continuare) a meditare! 

martedì 13 marzo 2012

Pronti per il Tantra Yoga Bianco?



Si avvicina la mia prima giornata di Tantra Yoga Bianco che si terrà a Roma domenica 18 marzo 2012. Saremmo ben 20 a partire con il gruppo del mio centro yoga. Tutti rigorosamente in bianco. Lo scorso anno c’erano quasi 300 persone.

Il Tantra Yoga Bianco è una meditazione di gruppo nella quale ci si dispone in coppie seduti uno di fronte all'altro formando lunghe file parallele. Durante la giornata si praticano dai 6 agli 8 kryia che possono avere una durata variabile dai 31 ai 62 minuti. Ogni kryia avrà una postura, una focalizzazione degli occhi, un certo tipo di respiro e spesso anche un mantraA dirigere le danze saranno dei video del Mahan Tantrico Yogi Bhajan. Pare che alla sua morte nessuno gli sia succeduto, ma lui stesso lasciò il compito di “facilitatori” ad alcuni suoi discepoli.

Queste meditazioni, unite alla particolare predisposizione dei partecipanti creano una particolare rete di energia che assume una forma a “Z” irrompendo tra le file e distruggendo letteralmente i blocchi del nostro subconscio. 

La nostra mente produce ogni istante un’infinità di pensieri. Noi siamo coscienti solo di una parte di essi, mentre tutti gli altri si perdono nel nostro subconscio. Anche se non ne siamo al corrente, sono là ad influenzare la nostra mente e pronti ad emergere in ogni momento.

Il Tantra Yoga Bianco quindi agisce a livello profondo, alleggerendoci la mente. Le cause di infelicità infatti non vanno ricercate all’esterno, ma sono dentro di noi. Dipendono dal nostro approccio alla realtà degli eventi che ci circondano. Saper gestire la nostra mente e metterla al nostro servizio è fondamentale per vivere una vita piena e felice.

Domenica mi vivrò quest’esperienza e prontamente vi terrò aggiornati su questo blog.


venerdì 9 marzo 2012

La mia mano.


Esperimenti hanno dimostrato come anche le sedute di meditazione meno fruttifere, producano dei cambiamenti. Il solo fatto di sedersi a gambe incrociate e sforzarsi di riportare la mente all’oggetto di concentrazione, genera una trasformazione.

Però non è questo che ci dobbiamo appellare. Direi piuttosto che non ci dovremmo fare troppe domande, né avere grandi aspettative nei confronti della nostra pratica. Anche con questo tipo di pensieri dovremmo adottare un atteggiamento di mera osservazione. È solo in questo modo che riusciremo a fare un po’ di ordine nella nostra mente.

Lavorare per obiettivi è diventato un modo di essere nella nostra società. Non facciamoci ingannare da questo cliché. Lasciamo che rimanga relegato all’ambito lavorativo (per poi sradicarlo anche da là). Indipendentemente dalla tradizione che abbiamo deciso di abbracciare, abbandoniamoci ad essa. Senza farci troppe domande. Quando smetteremo di chiederci come e perché che gli effetti benefici arriveranno maggiormente alla nostra consapevolezza.

E' proprio quando ci sembra di ristagnare nella pratica, che avviene qualcosa che ci aiuta a non mollare. Spesso si tratta di un piccolo salto, eppure è proprio quello che ti da la forza di andare avanti. Perché anche quando non ce ne rendiamo conto, andiamo lo stesso verso una nuova direzione.

Così un paio di settimane fa mentre facevo la mia classe di yoga, il mio insegnante mi ha chiesto di percepire il palmo della mano ed a terra. E per alcuni istanti, nonostante l’intensità della posizione, sono diventata la mia mano.



lunedì 5 marzo 2012

L'ultima aberrazione occidentale: lo yoga come disciplina olimpionica.



Ecco come indispettirsi in un uggioso lunedì mattina: trovare questa notizia su Repubblica.
Dopo un week-end trascorso a discorrere sul tema della meditazione e del risveglio con una bravissima  insegnante di Kundalini Yoga, leggere che lo Yoga aspira a diventare sport olimpico mi ha fatto letteralmente accapponare la pelle.

Una prima magra consolazione l'ho trovata nel fatto che tale aspirazione è americana. Ma non è sufficiente. Innanzi tutto trovo che un approccio agonistico allo yoga, vada totalmente contro la sua essenza. Lo yoga è un lavoro basato sul dialogo interiore. E' un arte per imparare ad usare la nostra mente, passando imprescindibilmente per la materialità del corpo. L'esperienza della asana è un mezzo per trascendere la nostra fisicità. Nessuno ci sfida in questo, e men che mai dobbiamo renderne conto a qualcuno.

Inoltre lo yoga non è saper fare fare una asana alla perfezione. Approcciarsi a questa millenaria disciplina con questo intento lo riduce ad una semplice attività fisica. Di quelle che si fanno in palestra insomma. Questo dimostra come l'intenzione sia fondamentale. Se l'aspettativa si riduce ad aver un bel corpo e trascorrere un momento di relax, si perde l'essenza dello yoga, che tra le tante cose aiuta anche ad uscire da questo tunnel in cui avere un bel corpo è davvero un ossessione. (Devo ammettere che su questo aspetto per me c'è davvero tanto da lavorare). Il corpo deve essere funzionale a supportare il nostro cammino in questa vita ed in unione ed armonia con la mente per fondersi in un unico sistema. La parola "yoga" significa infatti "unione"di mente, corpo ed anima. 

Yogi Bhajan, il fondatore del Kundalini yoga, ha detto che se per elevarsi occorreva saper fare una posizione alla perfezione, i circensi sarebbero stati tutti yogin. E negli occhi di queste "campionesse" dal fisico scolpito, non mi sembra di leggere compassione.

domenica 4 marzo 2012

I nostri amati, effimeri oggetti.

Sfogliando una nota rivista, mi ha colpito una delle tante pubblicità. Ormai sono composte più da quelle che dagli articoli. D'altronde viviamo nella società dell'immagine, no?

Nello specifico non ritraeva un capo della nota marca di abbigliamento, ma una gomma da cancellare ed una frase. Parole importanti: una poesia. Così mi domandavo se ormai i poeti non fossero finiti a lavorare agenzie di comunicazione a scrivere claim per le multinazionali.


Il moderno marketing ormai lavora saccheggiando ambiti che non gli sono propri ed ecco che una marca di abbigliamento propone un sogno, o un auto fa la morale. Il prodotto in sé e per sé non fa più la differenza, siamo sommersi dall'inutilità.

Ecco allora che si saccheggiano le filosofie orientali, con la loro saggezza millenaria. Perché devo associare Buddha ad un'autovettura? E soprattutto: se non conoscessi gli insegnamenti del Risvegliato, perché dovrei credere che una macchina mi possa donare una consapevolezza che può essere solo frutto di una fervente pratica?

giovedì 1 marzo 2012

La Sadhana della scimmia.

La Sadhana è la pratica del mattino  e può essere svolta sia in gruppo che individualmente. Ognuno può crearsene una, sia come tempi che come tipologia di esercizi e meditazioni.

Personalmente per  ora ho scelto quello che ci è stato consigliato al Teacher Training 1, che consiste in un lavoro sul bilanciamento dei tattva, i cinque elementi che costituiscono il corpo. Questi a loro volta corrispondono ai primi cinque chakra, quelli che vanno dal chakra della radice al chakra della gola. 

Senza dilungarmi in questa sede nella spiegazione dell'argomento, apparirà lo stesso chiara l'ambizione di questo lavoro! Avere i primi cinque centri energetici ben bilanciati ed aperti permette di  essere umani al massimo delle nostre potenzialità, non solo nelle nostre funzioni più corporee, ma anche in quelle inerenti il cuore e la comunicazione.    

Al di là degli specifici benefici benefici del kryia in questione, quello che volevo sottolineare è il cambiamento che la Sadhana comporta nella vita. Prendersi un impegno costante, ogni mattina, con il sacrificio di alzarsi prima, è un qualcosa che da via ad un reale processo di trasformazione. 

Siamo noi che decidiamo di cambiare,  nessuno ci obbliga! Tante volte il nostro insegnante ci ha detto: "puoi farlo per quaranta giorni...", ma la nostra mente avrà fatto finta di non aver sentito. Tante volte ci siamo detti: "sarebbe ora che cominciassi ad impegnarmi quotidianamente in questa pratica!". Ed invece niente. 

Lo sappiamo che manchiamo di coerenza. Ne siamo perfettamente coscienti eppure la nostra mente trova sempre un modo per giustificarsi e noi le diamo ascolto. Ma è là che occorre  intervenire! Non la devi ascoltare la tua mente-scimmia, la tua mente superficiale! Segui il tuo centro più profondo che ti indica la via e prova a percorrerla. Ci sono giorni in cui ti sembra tutto inutile, ti sembra di non fare neanche un passo avanti. Poi qualcosa accade: fai un piccolo salto di consapevolezza. Ed è là che trovi la conferma per andare avanti. 

Nessuno ci regala niente in questa vita (e neanche nella prossima!) e siamo gli unici artefici del nostro destino ("destino": che parola stupida!). Possiamo scegliere una direzione in cui incanalare le nostre energie: magari  abbandonandoci ad una pratica millenaria che niente ha a che vedere con tutto ciò che abbiamo creduto possibile fin'ora.