lunedì 2 aprile 2012

Il calibro di un insegnante.


Decidere di fare un Teacher Training di Yoga Kundalini è una scelta che va oltre al semplice desiderio di diventare un insegnante. Ho personalmente avuto modo di constatare che tra le quasi 20 persone che compongono il mio corso la motivazione è perlopiù personale. Infatti anche nei più convinti futuri insegnanti, la  spinta inziale è sempre quella di fare qualcosa per sé stessi. Si studia un metodo, una vera e propria tecnologia, ma se non la si riesce a mettere al proprio servizio, è impensabile di poterla condividere.

Un bravo insegnante è qualcuno che ha interiorizzato gli insegnamenti a tal punto da farli propri. Deve essere un esempio per i suoi discenti, la riprova che la tecnica associata ad una fervente pratica conducono a dei risultati. Sono dell'avviso che per quanto armati delle migliori intenzioni, non ci si può improvvisare in questo compito.

Apprendere tecniche millenarie ti apre il sentiero che conduce alla consapevolezza, ma questo non basta. Se non ti butti e non cominci a praticare, restano solo tante belle parole. Se non fai esperienza e non provi alcune verità fondamentali su di te, continueranno ad essere verità di qualcun altro. Certo è anche vero che tutti devono cominciare da qualche parte e che un insegnante non nasce perfetto. Anzi, perfetto in questa incarnazione magari non lo sarà mai, ma la pratica dell’insegnamento stesso e della condivisione forniscono materiale importante per la crescita personale.

Personalmente un paio di volte ho provato ad condurre una classe, sotto la supervisione dei miei insegnanti. Ho sperimentato che per quanto ci si possa preparare, per quanto si possa aver studiato, le cose non sono mai come ce le aspettiamo. Quando si finisce di guidare il canto dell’Ong Namo e si aprono gli occhi, ci si rende subito conto di cosa voglia dire avere una “connessione” con la classe.

Se sei un bravo attore puoi anche mentire, ma non puoi farlo con te stesso, quando ti senti pronunciare certe verità ad alta voce. L’integrità non è per tutti una virtù innata (e non c’è niente di male in questo: siamo umani), ma la si può costruire senza lo sforzo di voler essere perfetti. Abbandoniamo il desiderio di voler essere diversi da come siamo e pratichiamo. Dicono che con la pratica la trasformazione avviene. Meno la si desidera e più avviene. 



Nessun commento:

Posta un commento