venerdì 6 aprile 2012

La ricetta della felicità secondo Geshe Nagwang Tsering



Dopo il benvenuto del sindaco a nome della città di Viterbo, ieri pomeriggio i Monaci Tibetani hanno tenuto il loro primo discorso presso l'Associazione Ram Dass. 

Oltre ogni aspettativa, in molti hanno partecipato al primo seminario, confortante segnale che qualcosa sta cambiando. Si fa viva sempre più una diffusa ricerca di spiritualità per un nuovo approccio alla nostra esistenza. Segno che sempre più persone sono pronte per riportare nella nostra società alti ideali che per troppo tempo sembravano andare scomparendo.

Il Lama durante il suo discorso è stato semplice e diretto, così come è il cuore del messaggio buddhista. Una religione per tutti, che va oltre dogmi e fede e che abbraccia l’intero universo del sentire umano. Una filosofia di vita, come amano dire in tanti, perché propone una vera  e propria formula per la felicità.

Tre sono gli ingredienti della felicità: il non-attaccamento, l’altruismo e la mente limpida. L’attaccamento è un concetto centrale nel buddhismo. Nasce dal nostro ego che non fa altro che desiderare. Vuole amore, ricchezza, materialità e non si rende conto che “senza l’altro, gli oggetti non esisterebbero neppure”. Avremmo forse del calzini se qualcuno non li producesse? Questa bramosia non conosce confini e ci inganna perché ci fa pensare che se avessimo ricchezza non potremmo desiderare altro. Ma non è così. Continuerebbe a volerne ancora. Per questo il Lama ci spiega l’importanza di saper vivere con poco, perché più si ha e più di desidera.

La compassione è il secondo ingrediente fondamentale. Più si abbandonano i bisogni del proprio ego e ci si dedica al prossimo e più aumenta la felicità.

Il terzo lavoro da compiere su noi stessi è altrettanto importante: coltivare una mente limpida. Il buddhismo sostiene che la nostra mente è come una scimmia che salta di albero in albero. Non smettiamo mai di produrre pensiero e questo ci causa una grande infelicità. Ridurne la mole ci può dare una grande gioia.

Il buddhismo crede fortemente che la causa dei nostri mali vada ricercata all’interno di noi. Non viviamo mai nel momento presente e la vita ci passa davanti come un sogno. Per questo occorre meditare, per allenare la mente ad essere consapevole e presente e per coltivare la compassione così che questa non diventi un solo atto di volontà al fine di sentirci meglio con noi stessi (di nuovo “io, io, io, io!)”, ma sgorghi spontaneamente dal nostro cuore senza voler nulla in cambio.

Ogni bene. 

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