lunedì 25 giugno 2012

Il mio centro calmo e tranquillo.


Se oggi mi domandassero perché cominciare a meditare, o intraprendere un percorso spirituale, risponderei “per costruire un centro calmo e tranquillo”.

Quello che intravedo all’orizzonte nel mare della mia anima è una boa. Anche se il mare è in tempesta, lei non si muove più di tanto.

Un giorno questa boa si fonderà con il mare. E sarà pura grazia. 


giovedì 21 giugno 2012

Il mondo è bello perché è vario.


Ieri sera una mia amica mi ha chiesto che cosa è la meditazione ed a cosa serve. La domanda mi ha un po’ spiazzata perché avrei sintetizzare in due parole un universo che purtroppo ai più non è noto. Eppure ultimamente la ricerca scientifica ha dimostrato i suoi benefici e escono regolarmente su quotidiani e riviste specializzate di medicina articoli sulle nuove scoperte.

Però c’è da prendere atto del fatto che venire a contatto con queste discipline, che per molti sono considerate una “cavolata” (passatemi il termine perché loro avrebbero detto di peggio), è una questione di Karma.

Ci sono persone che nella vita non entrano a contatto con questo mondo, come pure persone che ne hanno un primo assaggio e dicono che non fa per loro, che gli fa saltare i nervi. In realtà probabilmente sono i loro nervi ad essere KO e con la meditazione non farebbero altro che distenderli.

Ci sono persone che non sanno che la mente mente (che è anche il titolo di un libro di Osho), o che non conoscono la differenza tra la mente superficiale e profonda.

Ci sono persone il cui ego la fa da padrone e non si curano del resto. Non vogliono avere una coscienza universale e non ne vogliono sapere di essere parte del Tutto. Non accetteranno mai l’idea della mancanza di confine tra mente e corpo. Figuriamoci tra corpo e resto dell’universo.

Ci sono persone che reputano il buddhismo una disciplina da depressi solo perché la parola dukkha è stata malamente tradotta con “sofferenza”. Il termine pali significa semplicemente “difficile da sopportare”. Il resto va da sé.

Ci sono persone che pensano che i mantra siano una sciocca cantilena e non sanno che la vibrazione del suono è così potente da poter cambiare il flusso energetico di quello con cui  vengono a contatto.

Ci sono persone che vengono a contatto con gli insegnamenti, ma che se interessano in  maniera puramente scientifica. Sono assetati di conoscenza e hanno come la sensazione che questo già li cambi, ma senza la pratica quotidiana, la mente non può cambiare i suoi schemi.

Ci sono persone che cominciano a praticare e trovano la meditazione un aspetto naturale della vita, probabile frutto dell’esperienza nelle loro vite precedenti.

Ci sono persone che cominciano a meditare e si trovano a fronteggiare una mente potente ed agguerrita. Non ne vuole sapere di essere domata ed a tratti issano bandiera bianca, a tratti si riforniscono di pazienza e ripartono all’attacco. 

Perché in questa "guerra" non si vince con le armi. Si vince con il cuore.

lunedì 18 giugno 2012

L’esperienza del Venus Kriya.


Durante lo Yoga Shake di ieri, Bachan, insegnante del mio centro, ha guidato con forza e maestria un Venus Kriya. E’ la seconda volta che mi capita di farlo e trovo che sia un tipo di meditazione molto intenso. Non è la solita pratica in cui ci si siede nel mezzo loto con noi stessi, ma si lavora con tutti i presenti. Poi ci si siede a coppia con la prima persona che ci si trova davanti per una meditazione.

Occhi negli occhi con uno sconosciuto. Mani nelle mani.

Quello che si sperimenta è la dualità io-altro, la polarità uomo-donna. Apparentemente sembra facile, ma nella pratica sostenere lo sguardo dell’altro non è semplice. Ci vuole equilibrio e spesso l’ego si mette in mezzo. Alcune persone non riescono a reggere la pressione di uno sguardo. Altre vogliono condurre il gioco.

Trovare un equilibrio e sostenere l’altro è parte del gioco. L’esperienza, per chi ha il coraggio di mettersi davvero in discussione è fortissima. 

Abbiamo chiuso la classe schiena a schiena. L’insegnante ci ha chiesto di percepire e memorizzare il sostegno dell’altro. Il contatto in questa posizione diventa forte: il supporto diventa anche fisico.

Percepisco dal movimento il respiro di un altro essere. L’eco della sua voce durante il “Sat Nam” finale mi riempie il cuore. Sembra quasi uscire dai miei stessi polmoni, come se le casse toraciche si fossero fuse.  

Intorno a noi le voci degli altri riecheggiano nel bosco. Anche gli alberi respirano e cantano con  noi. Per qualche instante con estrema chiarezza mi sono sentita parte di qualcosa di immenso e meraviglioso.



P.s. grazie Bachan per la bellissima esperienza che mi hai regalato! 

venerdì 15 giugno 2012

“You can chant, you can breathe, you can move”.

 È ancora periodo di mattana per Kalyan: tante idée per la testa e tanta confusione. Mi sembra di non avere nulla sotto controllo ed anche la meditazione va male. In realtà la meditazione non può andare né bene né male, ma è quello che è. Diciamo che intendo più che altro il calo di motivazione, questo sentire che la mente con sue sciocche ragioni sovrasta la volontà della mia anima con una  prepotenza senza fine.

Mi siedo, comincio a meditare e la mente sbuffa. Apro gli occhi, guardo quanto tempo è passato. Riprendo. La mia mente si perde di nuovo dietro qualche “film”. Riprendo. Mi viene in mente quello che devo fare dopo. Respiro di nuovo. “Ma che sto facendo invece di meditare?”. “Possibile che non sia in grado di metterci un po’ più di impegno?”. “Alla fine non mi obbliga mica nessuno!”.

Certi giorni poi la mente trova una giustificazione per saltare e mi viene in mente che neanche due mesi fa, mi alzavo con gioia e motivazione dal letto per la mia piccola sadhana. Ma tutto è impermanente ed il pensiero non sfugge di certo alla legge che regola il Tutto.

Darsi una disciplina da sempre buoni frutti: quella bertuccia della mente altrimenti se ne va in giro a fare dispetti. Li fa alla mia anima, li fa al mio cuore.  Eppure anche in questo marasma, che per alcuni è “sentirsi vivi” (mai sentito stupidaggine più grande: meno siamo centrati e presenti a noi stessi e più siamo addormentati nel sogno della vita!), mi capita di sentire il cuore che urla vendetta. È così per esempio stamani mi sono alzata mezz’ora prima per leggere il Japji Sahib.

E mi viene spesso in mente la frase di Yogi Bhajan che ripeteva Shiv Charan Singh (che per me è il primo vero Maestro che ho incontrato nell’ambito dello Yoga Kundalini). Diceva sempre che qualsiasi cosa succeda, finché sei vivo, “you can chant, you can breathe, you can move” (puoi cantare, puoi respirare, puoi muoverti). E trovo che questa affermazione raccolga la quintessenza dello yoga Kundalini. Si cantano mantra, si respira consapevolmente e ci si muove durante kriya e spesso anche nelle meditazioni.

E spero che porterò sempre con me questa tecnica che studio e continuo a sperimentare. Sarà per me talvolta rifugio, talvolta gioia, ma sempre, sempre, uno strumento per imparare a percepire la realtà per quella che è.


martedì 5 giugno 2012

Tempo di eventi!

Con l'avvicinarsi dell'estate arrivano tante iniziative da svolgere all'aria aperta! Vi elenco brevemente i festival e le iniziative che si svolgeranno nelle prossime settimane:


YOGA FESTIVAL Roma: questo week-end, dall'8 al 10 giugno presso il parco di Villa Pamphilj.  Tantissime le iniziative in corso: meditazione, olistica, conoscenza, musica, esperimenti, danze, canti immersi nel verde. Per vedere tutte le iniziative clicca qua.
www.yogafestival

AURORA Festival di Natura e Spirito: nella meravigliosa Val D'Orcia a Pienza (Siena) un festival sulle tradizioni di guarigione del mondo, con la possibilità di incontrare grandi maestri spirituali dall’Amazzonia, dal Tibet e dal Vaticano, con guaritori, ricercatori, artisti e accademici di tutto il mondo. Per vedere il programma dei seminari, conferenze e insegnamenti, cerimonie, eventi culturali e artistici:   www.aurorafestival.org

www.aurorafestival.it
YOGA SHAKE a Viterbo: domenica 17 giugno si bissa la deliziosa iniziativa che ha avuto un enorme successo lo scorso anno. Durante tutto l'arco della giornata sarà possibile partecipare a mini lezioni di yoga (Kundalini, Iyengar, Ashtanga, Nidra, Anusara, Jivamukti e baby yoga!), e sperimentare varie tecniche di massaggio. Il programma dettagliato lo trovate qua.


Vi segnalo inoltre Eventi Etici, un nuovissimo portale da tenere sott'occhio per essere sempre aggiornati su questo tipo di iniziative, e la sezione dello Joga Journal sui convegni e per un po' di pratica si può cercare nella sezione stages.


venerdì 1 giugno 2012

Il richiamo del Japji Sahib.

Fino a qualche mese fa, nonostante già fossi più che instradata sulla via dello yoga, credevo ancora che leggere un testo sacro fosse una cosa insensata, una cosa che non può produrre alcun effetto.

Come può una lettura illegibile produrre effetti sulla nostra mente? A primo impatto solo a guardarla pensi che non riuscirai mai a leggerla: "ma come sono accoppiate queste lettere? Io ci metterei più vocali!". Ovviamente non mi riferisco all'alfabeto gurmukh, ma alla traduzione di quei suoni nel nostro alfabeto.

Ed invece, quando ci cimenti nella lettura del Japji guidato da un maestro o dalla sua registrazione, succede qualcosa di strano: ti accorgi presto che non è così impossibile. Magari non la prima o la seconda volta, ma già dalle volte successive qualcosa accade. 

Accade che il suono risulta familiare. E ti ritrovi a saper leggere, anche se un po' grossolanamente intere righe.  Questa è un po' la caratteristica della lingua gurmukh: pare che sia stata ideata con suoni primordiali ed onomatopeici. Ma personalmente farne l'esperienza è tutt'altro che leggerlo in un libro. 

Essendo un canto, ha ovviamente anche un signor-significato: sono le parole che ha pronunciato Guru Nanak dopo essersi Risvegliato. Una volta avutane l'idea, conoscerne la traduzione a memoria non serve a nulla. 

Stamani quando ha suonato la sveglia per la mia piccola Sadhana (che troppo spesso ultimamente ho rimandato alla sera), mentre la mia cagnolina festosa mi sbaciucchiava un braccio, il primo pensiero è stato "Japjii". E così è stato. Come un richiamo. E' la seconda volta che mi succede e non mi spiego neanche il perché. Ed al momento non è neanche così importante.

Forse succede solo perché "Jap" significa canto e "Ji" significa anima: il canto dell'anima